Kongu Studio · coaching di transizione e cambiamento

Quando una decisione di carriera merita un ragionamento con una sua architettura.

Coaching per chi sta attraversando un momento specifico della vita lavorativa: ricollocazione dopo un licenziamento collettivo, rientro al lavoro dopo una pausa, cambiamento a meta carriera. Le tre situazioni hanno una cosa in comune: vanno gestite con un metodo, non con un colpo di fortuna.

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Tre situazioni, tre percorsi distinti.

Lavoro su momenti di vita lavorativa, non a 360 gradi. La distinzione mi pare conti: una ricollocazione dopo un licenziamento collettivo e un rientro al lavoro dopo due anni di pausa sono percorsi con dinamiche, tempi e oggetto diversi.

Documento di sintesi su una scrivania

ricollocazione professionale

Coaching di ricollocazione

Per chi è uscito da un’azienda per ragioni non sue — ristrutturazione, chiusura di sito, licenziamento collettivo. Il lavoro qui non è “trovare lavoro al più presto”: è ricostruire una narrazione professionale che regga davanti a chi seleziona, e una mappa di mercato realistica per le tue competenze. Tipicamente cinque-otto mesi, con sedute regolari e lavoro autonomo tra una seduta e l’altra.

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Tazza di caffè vicino a un blocco appunti aperto

rientro al lavoro

Supporto al rientro al lavoro

Per chi torna al lavoro dopo una pausa significativa — maternità/paternità lunga, malattia, pausa per assistenza familiare, periodo all’estero. Il lavoro qui ha due parti: la prima è ricostruire fiducia nel proprio profilo professionale (che resta valido, anche se l’autopercezione vacilla); la seconda è disegnare un rientro modulato sulla situazione reale, non sulla situazione che si vorrebbe avere.

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Sedia girevole vuota in uno studio luminoso

cambiamento a metà carriera

Cambiamento professionale a metà carriera

Per la persona che dopo dodici-quindici anni di un certo mestiere si chiede se non sia il caso di farne un altro. La pratica copre l’esplorazione strutturata di possibilità alternative, la valutazione realistica del costo del cambiamento (economico, sociale, identitario), e, se il cambiamento si fa, la sua preparazione operativa. Spesso si scopre che cambiare il mestiere non era la risposta giusta; questa scoperta vale i mesi di lavoro che l’hanno preceduta.

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Come si lavora insieme, in due tempi.

La struttura, per intendersi, è quella che ho consolidato dopo che la pratica si è stabilizzata. Funziona perché è semplice e perché i due passaggi non si confondono mai tra loro.

  1. Allineamento iniziale

    Una conversazione di venti minuti, asincrona via messaggio o email seguita da una videocall se ha senso, per capire se il tuo caso e il mio modo di lavorare possono incastrarsi. Non è una consulenza né un mini-coaching: è il momento in cui decidiamo, entrambi, se vale la pena costruire un percorso.

  2. Lavoro condiviso

    Sedute regolari, calibrate sul ritmo che reggi davvero. Tipicamente bisettimanali, in finestre di un’ora, con lavoro autonomo tra una seduta e l’altra. La maggior parte del cambiamento avviene fuori dalla seduta; la seduta serve a fare il punto onesto su cos’è andato e cos’è andato per come si vorrebbe.

  • Operativo dal 2009
  • Da 180 € a seduta
  • 180+ clienti accompagnati
  • Formazione continua certificata
  • Sessioni in italiano

Diciassette anni di pratica, dopo otto in un altro mestiere, finanza aziendale, controllo di gestione, FP&A in quotata. Il primo mestiere mi ha insegnato a leggere i numeri di un’azienda; il secondo mi ha insegnato a leggere quello che le persone fanno quando non sanno ancora cosa stanno facendo. Le due cose si parlano più di quanto sembri.

Voci di chi ha già fatto un percorso qui

«Sono arrivato dopo un licenziamento collettivo, con la sensazione che il mercato non mi volesse. Nei primi mesi di lavoro ho ricostruito una mappa onesta delle mie competenze, distinguendo quelle del ruolo da quelle della persona. Sei mesi dopo avevo due proposte, una delle quali era esattamente il tipo di lavoro che cercavo prima del licenziamento, ma in un settore diverso.»

Enrico R., ex responsabile commerciale in una multinazionale del manifatturiero

«Mi aspettavo qualcuno che mi convincesse che ero pronta. Ho trovato qualcuno che mi ha aiutata a definire cosa significasse, per me, “essere pronta”. La differenza è sostanziale, e ha fatto sì che la mia ricerca partisse da una posizione interna molto più stabile.»

Giorgia M., professionista in rientro al lavoro dopo una pausa di due anni

«Dopo quindici anni nella distribuzione mi sono detto che volevo cambiare. Ho passato cinque mesi a esplorare ipotesi diverse, alcune delle quali ridicole solo a dirle ad alta voce, ma erano da dire. Alla fine ho cambiato, non quello che avevo immaginato all’inizio, qualcosa di più vicino a quello che effettivamente sapevo fare bene.»

Diego P., ex quadro intermedio nel settore distribuzione, in cambiamento di mestiere

«Pensavo di volere il cambiamento. Dopo tre mesi di lavoro insieme ho capito che volevo, in realtà, qualcosa che potevo già fare nel mio ruolo se solo lo avessi negoziato meglio. La negoziazione è andata in porto, e mi sono risparmiata un salto nel vuoto che non era necessario.»

Greta L., professionista pubblica in valutazione di un cambiamento a metà carriera

«Quello che mi ha colpito è che le domande erano precise, mai generiche. Ogni seduta finiva con qualcosa di concreto da fare prima della successiva. Non motivazione, non frasi a effetto: lavoro vero, pezzo per pezzo, fino a che la mia situazione era diversa dall’inizio.»

Manuel B., professionista del settore servizi tecnici, in ricollocazione

Domande frequenti

Quali sono le tue credenziali professionali?
Il mio percorso professionale come coach è iniziato nel 2009, dopo otto stagioni in finanza aziendale e controllo di gestione. Formazione professionale conseguita in un programma accreditato secondo gli standard del settore. Le sigle e l’ente di formazione li comunico in prima conversazione: chi le chiede prima, di solito, le chiede per le ragioni giuste, ma è una cosa che ha più senso scambiare a voce.
Quanto costa il percorso?
Lavoro a abbonamento mensile, non a singola seduta. L’abbonamento include quattro sedute al mese, contatto asincrono via email tra una seduta e l’altra, e la sintesi scritta a fine percorso. Il costo è di 720 € al mese, fatturato a inizio mese. Il vincolo minimo è di tre mesi, oltre i quali si può chiudere con preavviso di trenta giorni. La prima conversazione di allineamento, di venti minuti, non comporta costi.
Cosa succede esattamente nel primo contatto?
Si scrive: messaggio o email, descrivimi in dieci righe il contesto e cosa stai cercando di capire. Ti rispondo entro uno o due giorni feriali, di solito proponendo una videocall di venti minuti per allineare le intenzioni. Se sentiamo entrambi che ha senso lavorare insieme, ti mando una proposta scritta per email. Non c’è nessuna chiamata di vendita; le decisioni operative arrivano dopo, con calma.
Lavori online o in presenza?
Le sedute regolari sono di solito in videocall, funziona bene per quasi tutti, e permette flessibilità di orari. Su appuntamento posso ricevere anche in presenza, in uno studio che condivido con altri professionisti. La decisione la prendiamo insieme nella prima conversazione di allineamento, valutando cosa serva davvero al lavoro che stiamo per fare.
In che lingua si lavora?
Sempre in italiano. Anche se hai un background internazionale o lavori in un’azienda anglofona, le sedute sono in italiano, è la lingua in cui le persone, di solito, riescono a fare le distinzioni più fini su sé. I documenti scritti che ti consegno (sintesi, mappe, proposte di percorso) sono anch’essi in italiano.
Quanto dura tipicamente un percorso?
Per una ricollocazione professionale si va sui cinque-otto mesi, con sedute bisettimanali. Per un rientro al lavoro dopo una pausa lunga, il range è più ampio: da tre mesi (rientro relativamente lineare) a dieci mesi (rientro che si intreccia con una scelta di cambiamento). Per un cambiamento a metà carriera tipicamente sei-dieci mesi di esplorazione, più il tempo della transizione vera e propria, se si arriva a farla.
Lavori solo con chi sa già cosa vuole?
No, lavoro anche, forse soprattutto, con chi sa che qualcosa va cambiato ma non sa ancora cosa. Quella confusione iniziale è informazione preziosa, e una parte del lavoro consiste nel dipanarla in modo che diventi una mappa più leggibile. Quello che chiedo è onestà sul fatto che la confusione esiste; non chiedo che sia già risolta.
Cosa fai se a metà percorso ci rendiamo conto che non funziona?
Lo diciamo. La possibilità di chiudere a fine mese, con il preavviso minimo, esiste sempre. Quando l’ho già visto succedere, è stato di solito perché il momento non era quello giusto, una situazione di vita era cambiata, una decisione era stata presa altrove, e in quei casi chiudere bene è meglio che continuare per inerzia. Niente penali, niente discussioni: una telefonata, e si chiude.

Hai una situazione che non si è ancora chiarita?

Il primo contatto via messaggio o email, di venti minuti dopo l’allineamento iniziale, serve esattamente a questo: capire se il tuo caso e il mio modo di lavorare possono incastrarsi, senza impegni reciproci e senza pressione di vendita.

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