Chi sono

Una descrizione lineare di come sono arrivato qui, perché una pagina “Chi sono” utile, per intendersi, è meno l’occasione di raccontarsi e più quella di permettere a chi legge di capire se può fidarsi di chi parla.

Il primo mestiere

Ho lavorato tredici anni in finanza aziendale: controllo di gestione e poi FP&A in una quotata del FTSE MIB. Era un mestiere preciso e ripetitivo, nel senso buono, i numeri di un’azienda hanno una loro grammatica, e impararla è una forma di alfabetizzazione che si porta avanti per tutta la vita lavorativa, indipendentemente da cosa si finisca per fare. Quello che ho imparato di più, in quegli anni, non sono stati gli strumenti specifici (cambiano in fretta), ma il modo in cui si guarda un’azienda dall’interno: leggendo cosa l’azienda dice di sé e cosa fa effettivamente, e dove queste due cose si discostano.

Lo stop e il recupero

Verso il sesto anno il ritmo mi è diventato insostenibile. Non lo dico come merito di confessione, lo dico come informazione: in quegli anni l’FP&A in quotata era, e in parte resta, un mestiere che chiede una quantità di ore che il corpo, dopo un certo tempo, presenta il conto. Ho preso un anno di pausa, lungo e con poca onorabilità a posteriori, e l’ho usato per capire cosa volessi fare effettivamente. Il coaching è entrato durante quel periodo, prima come strumento per me e poi come ipotesi di lavoro futuro.

La formazione e i primi anni di pratica

Mi sono formato nei due anni successivi, in un percorso accreditato secondo gli standard del settore, e ho iniziato la pratica nel 2009. I primi anni li ho passati a costruire le basi e a fare gli errori del coach novello: troppo entusiasmo, troppe promesse implicite, troppa fretta di sentirmi utile. Il mestiere si è stabilizzato verso il 2014, e da lì in poi è quello che è oggi: cambia nei dettagli, cambia in chi mi cerca, ma il telaio del modo in cui lavoro è il telaio che ho consolidato in quel periodo.

Cosa faccio adesso

Lavoro con professionisti nella parte mediana del percorso lavorativo, sui tre momenti che descrivo nelle pagine dei servizi: ricollocazione dopo licenziamento, rientro al lavoro dopo una pausa, cambiamento di mestiere a meta carriera. Sono i casi su cui ho costruito esperienza, sono i casi in cui, nello specifico, credo di poter essere effettivamente utile. Altri casi (esordienti, alto management, ricerca di lavoro in mercati esteri) li indirizzo a colleghi che li frequentano di più; non sono il mio territorio.

Lo studio è a Napoli: chi preferisce le sessioni in presenza viene qui su appuntamento, chi sta altrove (o preferisce così) lavora con me online via videochiamata. Il modo di lavorare non cambia tra i due canali, cambia solo la logistica.

Una nota sull’approccio

Vorrei essere preciso su questo punto: il mio modo di lavorare somiglia un po’ a una ricetta vera, pochi ingredienti, dosi giuste, tempi rispettati. Non ti propongo formule; vediamo cosa è effettivamente in gioco. La letteratura sul tema, nel coaching, è meno univoca di quanto si dica, e mi sembra giusto riconoscerlo: tante delle cose che funzionano nella pratica reale non sono ancora state ben sistematizzate. Per intendersi, il lavoro che facciamo insieme è di qualità per quanto sappiamo darla, e onesto su quello che ancora non sappiamo.

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